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Marco Masini a Leggo: "Un viaggio nel tempo in cerca di me stesso"

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Lunedì 20 Marzo 2017, 05:00

di Claudia Faggioni
«Spostato di un secondo è un viaggio a ritroso per ritrovare momenti ed errori del passato e provare, con il senno di poi, ad anticipare il presente». Così Marco Masini, ospite di Leggo, ha descritto il brano presentato all'ultimo Festival di Sanremo, che dà nome all'album uscito lo scorso 10 febbraio.  «Non è un disco nostalgico, anzi. L'unica maniera per rimediare ai nostri errori è cercare di arrivare un secondo prima ai prossimi. È il racconto di un vissuto, attraverso molti temi legati da unico filo conduttore, quale il volersi mettere in discussione nel domani che arriverà, provando ad anticipare un po' i tempi», ha spiegato il cantautore fiorentino, atteso in tour dal 30 aprile (tra le date, il 5/5 al Parco della Musica di Roma, il 7/5 al Teatro Linear Ciak di Milano e il 10/5 all'ObiHall di Firenze). «Ci sono molte collaborazioni, ma mi sento dentro a tutti i brani al cento per cento. Tu non esisti, per esempio, è come scriverei adesso Bella Stronza: oggi, a 52 anni, alla storia che raccontavo in quel brano reagirei così».  Undici gli inediti dell'album, più il tributo a Giorgio Faletti con Signor Tenente, terza classificata all'Ariston nella serata dedicata alle cover. «È un brano che sento molto mio. È stato un grande onore e una grande emozione portarlo a Sanremo. Ho frequentato Giorgio per un periodo breve, ma molto intenso. Quando ho dovuto scegliere la cover da portare al Festival, ho pensato immediatamente a questo brano, che credo nessuno si sarebbe aspettato da me», ha raccontato Masini, che a Sanremo ha sorpreso con un nuovo look, con barba lunga da hipster. «Sono sempre stato etichettato e adesso sono hipster: non rifiuto le etichette, l'importante è che siano coerenti con quello che dico e faccio. Sono piaciuto e non piaciuto tante volte in questi anni, ormai sono pronto a tutto», ha aggiunto l'artista, che ammette di non sentirsi ora più saggio di un tempo: «Non conosco la saggezza. Mi sento un eterno Siddharta, vado alla ricerca dell'assoluto che non c'è mai».


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