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Papa Francesco: "Cristiani spesso perseguitati in un silenzio vergognoso"

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Papa Francesco: "Cristiani spesso perseguitati in un silenzio vergognoso"
Papa Francesco impartisce la benedizione Urbi et Orbi a San Pietro

Sabato 26 Dicembre 2015, 12:57

CITTA' DEL VATICANO - "Preghiamo per i cristiani che sono perseguitati, spesso con il silenzio vergognoso di tanti". Lo afferma Papa Francesco in un nuovo tweet, diffuso sul suo account Pontifex nella solennità di Santo Stefano, primo martire della Chiesa.   All'Angelus nella solennità di Santo Stefano, primo martire della Chiesa, papa Francesco ha sottolineato "un aspetto particolare nell'odierno racconto degli Atti degli Apostoli, che avvicina Santo Stefano al Signore": "è il suo perdono prima di morire lapidato".  "Inchiodato sulla croce, Gesù aveva detto: "Padre, perdona loro perchè non sanno quello che fanno"; in modo simile Stefano "piegò" le ginocchia e gridò a gran voce: 'Signore, non imputare loro questo peccato'", ha rammentato il Papa. "Stefano è dunque martire, che significa testimone, perchè fa come Gesù - ha proseguito -; è infatti vero testimone chi si comporta come Lui: chi prega, chi ama, chi dona, ma soprattutto chi perdona, perchè il perdono, come dice la parola stessa, è l'espressione più alta del dono". "Ma - ci potremmo chiedere - a che cosa serve perdonare? È soltanto una buona azione o porta dei risultati?", ha chiesto Francesco.  "Troviamo una risposta proprio nel martirio di Stefano - ha quindi spiegato -. Tra quelli per i quali egli implorò il perdono c'era un giovane di nome Saulo; costui perseguitava la Chiesa e cercava di distruggerla. Saulo divenne poco dopo Paolo, il grande santo, l'apostolo delle genti". "Aveva ricevuto il perdono di Stefano - ha concluso il Pontefice -. Possiamo dire che Paolo nasce dalla grazia di Dio e dal perdono di Stefano".  Ieri, prima di impartire la benedizione natalizia Urbi et Orbi dalla loggia centrale di San Pietro, il pontefice ha affrontato in un messaggio diversi temi "caldi", dai conflitti in Medio Oriente e in Siria e i tanti altri sparsi nel mondo, alle stragi terroristiche e alle «atrocità» dell'Isis, dalle sofferenze dei migranti, dei bambini soldato, delle vittime della tratta, alle difficoltà di chi non ha lavoro.


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