Iaia Forte porta Tony Pagoda al Teatro I: appuntamento da domani al 20 febbraio
di Ferro Cosentini

Iaia Forte porta Tony Pagoda al Teatro I: appuntamento da domani al 20 febbraio

Il secondo capitolo della parabola di Tony Pagoda giunge sul palcoscenico del Teatro I, da domani al 20 febbraio: va in scena infatti Iaia Forte nel monologo Tony Pagoda Ritorno in Italia, parte centrale di una trilogia tratta dal romanzo di Paolo Sorrentino Hanno tutti ragione.

Da un best seller letterario a un'operazione teatrale intensa, che vive sul volto e nella voce di una delle più grandi attrici italiane. Tra fiumi di champagne, droga e qualche illusione scorre tra le parole del cantante melodico Tony Pagoda una parte della sua vita, quella che segna il ritorno in patria dopo i fasti di un concerto a New York, al Radio City Music Hall, nello stesso cartellone di Frank Sinatra. Ora Tony è ad Ascoli Piceno, in un sordido ristorante, a evocare ciò che sarebbe potuto essere e non è stato.

«Ciò che mi ha conquistato di questo testo spiega la napoletana Iaia Forte, già nel cast del capolavoro cinematografico del conterraneo Sorrentino La grande bellezza - è il linguaggio, l'uso personale, ricercato di Paolo, una sorta di partitura musicale che infatti si sposa col tema della storia, e con la musica stessa che interpreto in scenaedr. Il personaggio di Tony è vitale e complesso: sente di essersi sprecato in cose superflue. È un anti-eroe, e a me piacciono gli anti-eroi».

Per diventare Tony, Iaia Forte si traveste fuori e dentro: «Mi vesto da uomo, cambio voce. Ho studiato con attenzione il modo di muovere il corpo senza risultare una parodia di maschio». Una magia, quella della mutazione di Iaia Forte, possibile solo a teatro: «Il teatro resta l'unico spazio poetico rimasto dove è possibile far credere alla trasfigurazione. Tv e e cinema richiedono la verosimiglianza». Tony Pagoda è, anche, un paradigma di bruttezza: «Ma è il simbolo di come il fascino si possa costruire attraverso l'uso potente della parola - conclude l'attrice oggi tutto è schiacciato nella bidimensionalità di un linguaggio sintetico: basta ascoltare Donald Trump. Il pensiero va arricchito con le parole, e in questo il teatro è educativo».
Martedì 14 Febbraio 2017 - Ultimo aggiornamento: 10:30
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