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Trump, accuse agli 007 e una dichiarazione choc: "Golden shower..."

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Trump, accuse agli 007 e una dichiarazione choc: "Golden shower..."
Trump, accuse agli 007 e una dichiarazione choc: "Golden shower..."

Mercoledì 11 Gennaio 2017, 17:54

Una «caccia alle streghe», una fuga di notizie riservate «vergognosa e irresponsabile», «una macchia» per gli 007, roba da «Germania nazista». È una furia Donald Trump, travolto dall'ennesima bufera nel giorno della sua prima conferenza stampa da presidente eletto, e a poco più di una settimana dal suo insediamento alla Casa Bianca venerdì 20 gennaio. «Su di me solo veleni», sbotta. E intanto ammette per la prima vota in maniera netta che anche secondo lui dietro gli hacker che hanno colpito le presidenziali Usa c'è Mosca. O perlomeno, «anche» Mosca. Nulla di verificato, ma la nuova grana per il tycoon potrebbe essere davvero esplosiva: la Russia sarebbe in possesso di materiale compromettente nei confronti di Trump, spiato mentre era a Mosca nel 2013.  Si parla di «atti sessuali perversi» e di tangenti pagate per ingraziarsi le autorità russe in vista di possibili affari. Tre paginette che fanno da appendice a un rapporto che i vertici dell'intelligence Usa hanno presentato la scorsa settimana a Barack Obama, allo stesso Trump e ai leader del Congresso. Lo scoop sull'esistenza del dossier è stato della Cnn, mentre il sito BuzzFeed ha pubblicato la versione integrale del rapporto (non solo la sintesi consegnata ai leader), provocando l'ira del tycoon. Così nel primo incontro ufficiale con i giornalisti dall'Election Day (e dal mese di luglio) c'è stato poco spazio per altri argomenti. La raffica di domande della stampa accalcata nell'atrio della Trump Tower di New York è stata praticamente a senso unico, con Vladimir Putin ancora una volta convitato di pietra.  Cercando di contenere la rabbia, il tycoon ha assicurato di non essere assolutamente ricattabile da parte del Cremlino, che del resto ha smentito le notizie circolate parlando di 'pulp fiction': «I miei comportamenti all'estero sono ineccepibili», ha sottolineato Trump, insistendo poi sul fatto che lui non ha niente a che fare con Mosca in termini di affari o d'altro. Il tycoon bacchetta anche direttamente Putin sulle intrusioni nella politica americana («Non avrebbe dovuto farlo») ma allo stesso tempo tende la mano al leader russo: «A Putin piace Trump? Può essere una cosa positiva», spiega, ricordando come i rapporti tra Washington e Mosca siano ai minimi dai tempi della guerra fredda. E sottolineando come la Russia possa essere un partner fondamentale per sconfiggere l'Isis, una realtà - ribadisce - nata per colpa della politica estera di Barack Obama.  Comunque, ha annunciato, entro 90 giorni la sua amministrazione pubblicherà un rapporto sulla lotta al fenomeno degli hacker. Mentre Rex Tillerson, ex Ceo di Exxon Mobil nominato segretario di Stato e considerato dai detrattori 'amico di Putin', per scrollarsi di dosso questa fama davanti al Congresso ha parlato di Russia come di «un pericolo», affermando di condividere le preoccupazioni degli alleati della Nato. Ma accusando ancora una volta l'amministrazione Obama di quella mancanza di leadership che di fatto ha dato spazio a una politica più aggressiva da parte di Mosca.  Dopo aver fatto distribuire una cartellina con il suo piano sul fronte della prevenzione del conflitto di interessi («potrei gestire i miei business da presidente, ma non voglio farlo, ci penseranno i miei figli»), Trump ha quindi ribadito due pilastri della sua agenda: subito l'abrogazione dell'Obamacare («un disastro completo») rimpiazzandola simultaneamente con un'altra riforma sanitaria; sì al muro col Messico, che sarà pagato dal governo messicano. Promessa anche la nomina del nuovo giudice della Corte Suprema entro due settimane dall'insediamento.
 
 

SCONTRO CON LA STAMPA. "CNN FAKE NEWS" La Cnn è «fake news», BuzzFeed «una pila di immondizia». Nella sua prima conferenza stampa in sei mesi, Donald Trump ha scaricato la sua ira sui media Usa che in forme diverse hanno portato a galla la fuga di notizie sul cosiddetto «Kompromat», le accuse salaci e compromettenti che sarebbero state raccolte sul tycoon «per conto del Cremlino».  A pochi giorni dall'insediamento - con le poche eccezioni dei siti dell'alt-right, il tabloid da supermercato National Enquirer e i giornali del gruppo Murdoch - è gelo sempre più profondo tra stampa americana e presidente-eletto. Trump arriva a rifiutare a Jim Acosta, il giornalista della rete di Atlanta inviato alla Trump Tower, la possibilità di fargli una domanda. «Siete fake news», grida indignato dal podio, spingendo Jake Tapper, l'anchor che ha coordinato lo scoop con Evan Perez, Jim Sciutto e il leggendario Carl Bernstein del Watergate, a chiedersi: «Cosa sono le notizie vere per Trump?». Le accuse sono, a dire di tutti, «non corroborate». Consolidato il fatto che, oltre a Cnn e Buzzfeed, molti altri media avevano ricevuto il materiale. «La scelta di Buzzfeed di pubblicare il dossier è stata irresponsabile», ha reagito la rete di Atlanta dopo essere stata messa sul banco degli imputati alla Trump Tower.  Consapevole di aver preso una decisione controversa e potenzialmente un boomerang, il direttore di Buzzfeed, Ben Smith, si è difeso invocando il ruolo della stampa nel sistema dei check and balance dell'era Trump: «Siamo nel 2017, pubblicare il dossier riflette come vediamo oggi il nostro lavoro di reporter». Anche la Cnn ha invocato i principi più alti del giornalismo: «Il Primo Emendamento protegge il nostro lavoro per informare la gente delle azioni del governo: nello specifico i materiali del briefing preparato dall'intelligence per il presidente Obama e il presidente eletto Trump». Secondo la rete di Atlanta, «il team Trump sa benissimo che noi non abbiamo sbagliato ma usa la decisione di BuzzFeed per distrarre l'attenzione dalla nostra storia, che è stata confermata altre grandi testate».  Già all'alba, prima della conferenza stampa, Trump era partito con la lancia su Twitter: aveva parlato di «caccia alle streghe» nei suoi confronti e bollato di «Germania Nazista» la pubblicazione della fuga di notizie dell'intelligence. E poi, in una decisione bizzarra che lascia intravedere cosa a suo avviso sono «real news», aveva linkato al resoconto dello scoop di BuzzFeed fatto da Lifezette.com: non tutti la conoscono, ma è la pagina web della blogger ultra-conservatrice Laura Ingrahm su cui non più tardi del 25 ottobre era apparsa la «notizia» che Hillary Clinton era dietro la morte di JFK Jr.  "GOLDEN SHOWER? HO PAURA DEI GERMI" «Ho molta paura di germi e batteri». Così Donald Trump liquida le rivelazioni sulle presunte pratiche sessuali delle quali sarebbe stato protagonista durante un suo soggiorno a Mosca. Le rivelazioni sono contenute in un dossier di intelligence pubblicato da BuzzFeed e la cui veridicità non è stata confermata. Fuga di notizie «oltraggiosa e altamente irresponsabile», ha detto invece il portavoce di Trump, Sean Spicer, sul dossier pubblicato dal sito BuzzFeed accusato di «triste e patetico tentativo di avere dei click».  NEWSWEEK: QUELL'INCONTRO CON PUTIN  Il servizio d'informazione esterno dell'Estonia ha sorvegliato nel 2016 un incontro fra un collaboratore di Donald Trump e un deputato russo sostenitore di Vladimir Putin, in un non precisato paese dell'Europa orientale. La notizia è stata riportata da Newsweek e ripresa da diverse testate baltiche, tra cui The Baltic Times. L'ufficiale di un servizio occidentale ha detto al settimanale che la sorveglianza sull'incontro è stata condotta «da o per conto» del servizio estone.  La testata statunitense non ha potuto approfondire il contenuto dell'incontro. La rivelazione è contenuta in un articolo sulle interferenze russe sulla campagna presidenziale Usa. Il Comitato per l'informazione dell'Estonia (Eib), ovvero il servizio d'intelligence in questione, ha preferito non commentare il fatto: «Il Comitato per l'informazione non commenterà voci disseminate dai media», ha riferito un portavoce al media estone Postimees.  LO SCOOP DI BUZZFEED  Il Cremlino avrebbe offerto al presidente eletto Donald Trump «vari affari lucrativi per lo sviluppo immobiliare, soprattutto legati alla Coppa del Mondo 2018», ma «finora, per ragioni sconosciute, Trump non li ha accettati»: è quanto emerge dal documento top secret - pubblicato da BuzzFeed News - consegnato dall'intelligence Usa al presidente americano Barack Obama e allo stesso Trump.  Le informazioni contenute nel lungo documento sarebbero state consegnate all'Fbi da un ex agente dei servizi britannici. Nel documento, già ripreso in parte dai media internazionali tra cui il settimanale americano Newsweek, si parla inoltre del «pagamento di ingenti mazzette e tangenti» da parte di Trump in «Cina ed altri mercati emergenti» nell'ambito dei suoi «rapporti d'affari».  Il rapporto parla inoltre di «mazzette» che sarebbero state pagate da Trump a San Pietroburgo «per promuovere i suoi interessi» nella città: tuttavia, prosegue, queste sarebbero state pagate «in modo molto discreto e solo attraverso società affiliate, rendendole molto difficili da provare». E «anche» a San Pietroburgo, Trump avrebbe «partecipato a feste a base di sesso», ma «tutti i testimoni diretti di ciò sono stati 'messi a tacerè, cioè comprati o costretti a scomparire».  In un altro episodio, si legge ancora nel rapporto pubblicato da BuzzFeed, per cercare di far rimuovere le sanzioni occidentali imposte sul gruppo, il presidente del gigante petrolifero russo Rosneft Igor Sechin avrebbe offerto ai rappresentanti di Trump la mediazione di una quota (privatizzata) fino al 19% della Rosneft stessa. Carter Page, un uomo d'affari nominato da Trump come suo consigliere di politica estera, avrebbe «dimostrato interesse» per questa offerta ed avrebbe «confermato» che se Trump fosse stato confermato presidente degli Stati Uniti le sanzioni alla Russia sarebbero state tolte.

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