Travolto e ucciso dal treno a 15 anni e con le mani mozzate, nuova ipotesi sul giallo di Valerio
di Rosalba Emiliozzi

Roma, ragazzo travolto e ucciso dal treno a Labico: forse caduto da uno strapiombo

Caduto da uno strapiombo sulla ferrovia. E’ l’ipotesi che sta prendendo piede per la morte di Valerio Frijia, il quindicenne di Labico, travolto e ucciso da un treno la notte tra il 14 e il 15 gennaio. Una notte fredda e drammatica, quando il ragazzo, dopo aver avuto una piccola discussione in casa, è uscito senza avvertire i genitori. Era mezzanotte e 5 minuti quando ha lasciato la villetta di Labico, è stato ripreso da una telecamera di un vicino di casa, camminava dritto verso la discesa che porta alla strada principale. Le immagini - pochi secondi - dicono che stava bene, ma non dicono dove si è diretto. Si è sempre pensato che, per ragioni ancora inspiegabili, abbia preso la strada della ferrovia nella zona dei lavatoi. Per poi camminare sui binari e sia stato travolto dal treno, un Intercity per Bari che passa solo una volta a settimana, il venerdì sera.
 
 

L’ipotesi del suicidio è apparsa fin da subito anomala, non ci si suicida sotto a un treno che non passa tutti i giorni e che nessuno a Labico sa che transita perché lì non ferma. E poi non ci sono biglietti di addio se non una storia su Instagram che diceva: «E’ stato bello», e due messaggi WhatsApp inviati alla ex fidanzata, che ora vive in Lussemburgo, e all’amica del cuore, che abita sul lago di Garda, messaggi innocui, le due ragazzine non hanno riferito alla Polizia di particolari disagi manifestati da Valerio quella notte. Poi 20 minuti di buio, 
Valerio sembra sparito. Ora c’è una nuova pista. Qualcosa che potrebbe essere più plausibile con un incidente, con una morte dai risvolti diversi rispetto a quella finora raccontata. Bisogna partire dal racconto del macchinista del treno, indagato con un suo collega per omicidio colposo - un atto dovuto che finisce di solito con un’archiviazione - che ha riferito a verbale: «Non ho visto il ragazzo camminare sui binari, abbiamo i fari potenti e questo ci consente di vedere anche quando è buio fitto, io ho sentito solo un forte botto, forse il ragazzo era accovacciato o sdraiato». Valerio, alto 1,80, era quasi impossibile da non vedere.

Lo studente del Linguistico Machiavelli di Roma è stato fatto a pezzi dal treno e scaraventato via per 200 metri. A venti giorni dalla morte - il corpo di Valerio è ancora a disposizione della magistratura per i rilievi e il funerale non è stato ancora fissato - si cerca la verità da un’altra parte, da una stradina che parte dal locale dei ragazzi, I Cerchi, e porta a uno strapiombo sulla ferrovia. Il locale quella sera ha chiuso alle 23,30, Valerio potrebbe essere andato a piedi fin lì ed essersi dato appuntamento con qualcuno (questo lo potrà stabilire l’analisi - non ancora terminata - dei tabulati telefonici e a chi portano le tante telefonate mute o con zero minuti di conversazione). Vicino al locale c’è la stradina, 50 metri o poco più, che porta allo strapiombo. E se Valerio fosse precipitato e in quel momento fosse stato travolto dal treno? Così si spiegherebbe anche perché il macchinista non lo ha visto, nonostante i potenti fari dell’Intercity e una velocità non eccessiva. La Polfer di Colleferro, che indaga sul caso, ha già fatto un primo sopralluogo per capire se questa ricostruzione possa dare una svolta al caso. 
Mercoledì 7 Febbraio 2018 - Ultimo aggiornamento: 10:10
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