Paolo Jannacci: «Figlio d’arte? Non mi è pesato. A Sanremo una cover di papà»
di Rita Vecchio

Paolo Jannacci: «Figlio d’arte? Non mi è pesato. A Sanremo una cover di papà»

All’anagrafe è Paolo Maria Jannacci. Figlio d’arte? Sì. E una strada musicale autonoma dal papà Enzo. Dal jazz al cantautorato, dall’R’n‘B al rock, fino al rap e alle collaborazioni con J-Ax. Un polistrumentista a tutto tondo, eclettico e versatile. Con "Voglio parlarti adesso" esordisce all’Ariston: una dedica alla figlia Allegra - testo a quattro mani con Andrea Bonomo (autore anche di Bugo e Morgan) e musica di Maurizio ed Emiliano Bassi (padre e figlio) - che sarà nella versione sanremese di "Canterò" (disco uscito a ottobre) con un altro inedito "Musica è un Fiume", nato da una poesia scritta 20 anni fa. E nella serata delle cover, canterà il brano sanremese che il padre portò in gara nel Sanremo 1989. 

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Come se lo immagina il Festival?
«Come un tassello naturale della vita che fa parte del mio percorso musicale».
Un ricordo?
«Tanti belli. Quello del 1998 sul palco con papà, dove lo diressi per la prima volta. Avevo dimenticato di essere arrivati ultimi: credo conti di più trasmettere un messaggio artisticamente degno di essere ascoltato. E "Quando un musicista ride" era un brano più che degno. Sono felice di essere stato scelto da Amadeus».
Se lo aspettava? 
«No. L’avevo proposto sia a Conti che a Baglioni. È stato il mio produttore Maurizio Bassi che ci ha creduto più di me. Sono uno che ha sempre bisogno di avere conferme».
Le è pesato essere figlio d’arte? 
«No. Ci siamo sempre spalleggiati, separando i nostri percorsi. Papà mi ha insegnato il rispetto. Spesso noi umani ci dimentichiamo del valore e cadiamo nell’odio e nell’egoismo».
La cover lo ricorderà.
«Mi piace cantare i suoi brani. Con "Se me lo dicevi prima" volevo comunicare il messaggio di non buttarsi mai, di trovare la via di fuga vivendo la vita bene, senza cadere nell’eroina o nell’alcol. Con me ci saranno l’attore musicista Francesco Mandelli e Daniele Moretto alla tromba, che ha lavorato con papà e con cui condivido il solismo musicale». 
E sua figlia Allegra? 
«Aveva 6 anni quando ho scritto il brano: la prima volta che lo ascoltò si mise a piangere perché pensava che suo padre fosse triste. Il testo è intenso, con un doppio significato padre-figlio. Ora ne ha 11 di anni, ed è contenta di sapermi a Sanremo».
Da padre, critica i testi violenti? 
«La musica non deve avere barriere. Dà la possibilità di approcci ritmici e comunicativi interessanti. A J-Ax do il merito di infondere coraggio a inseguire ideali e sogni. Messaggio importante sia per le nuove generazioni che per quelle agée come la mia (ho 47 anni). La libertà di espressione è lecita, ma non mi piacciono odio e cattiveria. Non mi ergo a giudice di nessuno. L’appello è di stemperare i toni. Ricordiamoci, però, che i giovani di oggi leggono il testo in modo più scanzonato rispetto a come succedeva ai tempi di Fabrizio De André».
In bocca al lupo, Paolo.
«Crepi. Metto la mia giacca. Salgo sul palco. E cercherò di emozionare».
 
Ultimo aggiornamento: Sabato 25 Gennaio 2020, 08:36
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