J-Ax: «Junior Cally al Festival? Se vuoi il rap, non ti lamentare». Nel nuovo disco "ReAle" frecciate allo showbiz, a Fedez e ai Maneskin

di Ferro Cosentini
Togli a un rapper i giochi di parole ed è come lasciarlo con la bici senza sellino. Ecco perché il nuovo album di J-Ax (in uscita domani) ha un titolo che nasconde, in cinque lettere, una doppia lettura: “ReAle” spiega sia J-Ax sia Alessandro Aleotti. Diciotto brani che attraversano i generi, dall’hip-hop di regola (“Mainstream”, frecciate allo showbiz, a Fedez e ai Maneskin) al punk rock (“Il terzo Spritz”), al reggae (“Beretta”) fino alla ballata dai sapori beatlesiani (“Sarò scemo”) e hanno una sola meta: la verità secondo lui, cioè secondo il rapper milanese, veterano e ormai (pure) padre di un bimbo di due anni e mezzo.

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Ci spiega il gioco di parole?
«Molto semplice: a dispetto del successo e di quello che pensa chi non mi vuole bene, io sono rimasto una persona reale, non mi piace il lusso né gli ambienti edulcorati. Vivo a Milano in zona Maciachini, lavoro in zona Affori, periferie. E ho la stessa donna da diciotto anni. Resto ancorato alla vita normale. Però, ed ecco il secondo significato della parola, so di avercela fatta e dunque, nel mio lavoro, sono un king, Re Ale».

Testi leggeri ma anche impegnati e molto duri: è più arrabbiato o felice oggi?
«Felice, con qualche paura, quello di perdere tutto in un attimo, ad esempio. Ma arrabbiato no: ci sono temi che mi toccano e che affronto in modo diretto. Non mi considero un artista politico, però mi sento un cittadino. In tempi di populismo, si ha il dovere di dire la propria».

In “Beretta” parla di una donna che si salva dalla violenza del suo uomo sparandogli: è un sostenitore della legittima difesa con le armi?
«Su questo tema vivo in una zona grigia, la mia opinione varia da caso a caso. Certo la donna della storia si salva proprio grazie alla pistola».

Su questo andrebbe d’accordo con il suo arcinemico Matteo Salvini.
«Ma no, per lui resto “il comunista col Rolex”. Lui sorvolerà su questa canzone, mentre a sinistra probabilmente mi attaccheranno».

A proposito di violenza sulle donne, che ne pensa del caso Junior Cally, il rapper mascherato atteso al Festival di Sanremo?
«Non lo conosco bene. Dico solo che se hai bisogno del rap al Festival, perché è il genere che tira, allora non ti lamentare ipocritamente. Il rap ha i suoi canoni. E i testi non rappresentano per forza chi li interpreta».

Nel disco tanti featuring con artisti: come li ha scelti?
«Ci sono due generazioni di artisti in questo disco: da Enrico Ruggeri a Paola Turci, dai Boomdabash a Chadia Rodriguez, a Max Pezzali. Li ho scelti per affinità umana, come sempre».
 
Ultimo aggiornamento: Giovedì 23 Gennaio 2020, 11:41
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