Cesare Mirabelli, piano antifumo: «Dubbi su queste proibizioni, ardito inserirle nel regolamento aria-clima»
di Claudia Guasco

Cesare Mirabelli, piano antifumo: «Dubbi su queste proibizioni, ardito inserirle nel regolamento aria-clima»

Il progetto è ambizioso ma la strada, sotto il profilo costituzionale, è in salita. «Dubito che si possa arrivare a un divieto generale e assoluto. Del tipo: fumatori andate in campagna». Per il professor Cesare Mirabelli, giurista ed ex presidente della Corte costituzionale, il primo ostacolo che si trova ad affrontare il sindaco Giuseppe Sala è il seguente: «Può il comune di Milano introdurre nuove ipotesi in cui esiste il divieto di fumo in una materia già regolata per legge e che circoscrive i luoghi dove il fumo è vietato?».

Sala: «A Milano stop al fumo all'aperto entro il 2030, tra poco scatterà il divieto alle fermate del bus»


Ecco, può farlo?
«La prima legge antifumo è del 2003 e successivamente sono stati individuati due percorsi: la limitazione della pubblicità alle sigarette e il divieto in alcune aree. Con un comune principio di fondo: contenere il danno che può derivare da fumo passivo in base all'articolo 32 della Costituzione, che tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività. La legge prevede già una serie di limitazioni per i tabagisti, ma in linea generalizzata l'interdizione assoluta in qualsiasi luogo diventa difficilmente difendibile dal punto di vista giuridico, perché comprimerebbe anche la libertà di chi fuma».

Tra l'altro il sindaco interverrebbe nell'ambito del regolamento Aria-Clima.
«Dunque secondo una logica indiretta. Questo percorso mi pare il meno appropriato, se non addirittura inappropriato, perché è vero che il piano clima protegge la salute ma dall'atmosfera inquinata, con limitazioni che possono essere poste alle polluzioni. L'obiettivo è che l'aria sia salubre o è difendere la salute dei cittadini dal fumo di prossimità o dal fumo in assoluto? Il dubbio è che in presenza di una legge che disciplina il fumo, un intervento non sia possibile e la strada del clima pare indiretta, un po' ardita».

Altra questione: come viene stabilita l'area della fermata del bus in cui le sigarette sono bandite?
«In effetti si porrebbero problemi pratici. Magari sarà delimitata da strisce per terra, come un'area protetta. La legislazione si è stratificata nel tempo, con un progressivo restringimento degli ambiti in cui è permesso fumare. Lo vediamo ad esempio negli aeroporti, dove ci sono quei box trasparenti che racchiudono un drappello di tenaci tabagisti esposti al pubblico ludibrio. Occorre anche in questo caso equilibrio, buonsenso e ragionevolezza. Il diritto non disciplina tutto, ma dovrebbe valere la buona educazione: non fumare anche all'aperto in presenza di bambini, donne in gravidanza, di chi è infastidito mentre il diritto già lo vieta nei luoghi sensibili. Dal punto di vista giuridico va bilanciata la tutela della salute dei non fumatori con la libertà dei fumatori, che si contempera in un divieto alle sigarette in determinati luoghi e garanzie in cui vi è la compresenza».

E qualora il divieto non sia suffragato da una legge né da evidenze scientifiche, come nel caso dello stop ai diesel euro 6 a Roma, non si rischia di sconfinare nell'arbitrio?
«In questo ambito il controllo spetta ai comuni, quando si superano limiti è competenza degli enti locali intervenire. Certo una disciplina di carattere generale dovrebbe avere una base legislativa».
 
Ultimo aggiornamento: Domenica 19 Gennaio 2020, 13:43
© RIPRODUZIONE RISERVATA