Influenza, sos pronto soccorso: ferma un'ambulanza su due
di Alessia Marani

Influenza, sos pronto soccorso: ferma un'ambulanza su due

Ambulanze bloccate per ore nei pronto soccorsi, pazienti in attesa di posti letto difficili da trovare, accessi record negli ospedali romani dovuti al picco di febbre e influenze. La fotografia dell'emergenza a inizio anno racconta di mezzi del 118 tenuti in ostaggio nei piazzali dei nosocomi capitolini per il semplice fatto che gli equipaggi non riescono a tornare in possesso delle lettighe su cui hanno appena portato i pazienti. Così di fronte al Sant'Andrea (dove leggenda metropolitana parla di ambulanze rimaste prigioniere addirittura per giorni interi), al Policlinico Casilino, al Vannini, a Tor Vergata, all'Umberto I, al San Giovanni e al Sant'Eugenio, si formano lunghe code di mezzi del 118 e delle misericordie fermi. Nel frattempo fuori si formano capannelli di operatori in tuta arancione costretti a un'attesa snervante, braccia incrociate, chi fuma una sigaretta, chi telefona alla fidanzata. Ogni tanto dalla centrale li contattano: «Vi siete liberati?», «macché, bloccati». Non va meglio nemmeno in provincia: a metà giornata, ieri, c'erano 6 ambulanze inchiodate a Frascati senza potere lasciare il pronto soccorso dei Castelli. Il risultato? «Che le ambulanze sono costrette a più lunghe percorrenze per raggiungere il luogo di un intervento, il tempo dei soccorsi aumenta e cresce esponenzialmente il rischio di ritardi e di aggressioni nei confronti del nostro personale alle prese con utenti esasperati», tuona Stefano Barone, segretario provinciale NurSind Roma, il quale chiede «un intervento immediato della Regione, con lo sblocco delle assunzioni degli infermieri vincitori di bando al Sant'Andrea» e «il ritiro della delibera varata alla vigilia del Capodanno con l'ulteriore privatizzazione del 118».

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LO SCENARIO
Domenica un'ambulanza intervenuta per un soccorso a Centocelle è finita per trasportare un paziente al Fatebenefratelli. Tutti i pronto soccorsi capitolini alle dieci di mattina erano già dati per «chiusi» a eccezione di quello dell'Isola Tiberina e del S. Spirito. Entrambi divenuti off-limits nel giro di poche ore. È da mezzogiorno alle 16, infatti, che si registra il più alto numero di accessi e in cui si concentra la ricerca di posti letto. «L'altra mattina c'era una vecchietta molto malata che appena capito che sarebbe stata portata lontano da casa, ha rinunciato al soccorso perché il marito non l'avrebbe potuta raggiungere con l'autobus», confida una operatrice. «Le nostre barelle - aggiunge Alessandro Saulini, segretario NurSind Ares 118 - per assurdo vengono trasformate in posto letto in attesa del ricovero e tutto ciò comporta disagi all'intero sistema del soccorso d'emergenza, fino a dimezzare le ambulanze sul territorio». I numeri parlano di 40 equipaggi bloccati ieri, con picchi di 50 nei giorni scorsi, a cavallo con le festività natalizie. Dall'inizio dell'anno sono 12mila gli interventi richiesti agli operatori dell'Ares 118. Contro il fermo-ambulanze si stanno prendendo le prime contromisure. La Regione Lazio, per prima, su input dell'assessore Alessio D'Amato, ha recepito le linee guida dell'accordo Stato-Regioni emanando il decreto 453 con il Piano per la gestione del sovraffollamento nei pronto soccorsi.

LE CONTROMISURE
Sono stati istituiti, fra l'altro, nuovi codici di triage per una più efficace distribuzione delle emergenze e un gruppo di lavoro composto da medici in prima linea che sta curando tutto il profilo dell'emergenza. Così, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, prendendo in considerazione la finestra 23 dicembre - 7 gennaio, la situazione appare migliorata almeno in relazione ai tempi d'attesa. Sono stati, infatti, attivati 243 posti letto dedicati ai ricoveri da pronto soccorso e ne sono previsti altri 485 secondo la curva del picco influenzale da qui a fine febbraio. «Si è avuta una riduzione del 30% di attesa per coloro che hanno bisogno di un ricovero da pronto soccorso - afferma il coordinatore dell'equipe, il dottor Sergio Ribaldi - In termini di ore la riduzione media è stata di meno 7 ore e 29 minuti. Per chi deve tornare a casa, invece, la riduzione dei tempi d'attesa è stata del 13%». Il blocco ambulanze viene monitorato 5 volte al giorno e una persona in ogni pronto soccorso, prevede il decreto, deve essere dedicata a sbrogliare l'impasse del blocco-barelle. Intanto dal 118 una raccomandazione: chiamare l'ambulanza solo per le vere urgenze, per altro rivolgersi prima al medico di base e/o alla guardia medica.
Ultimo aggiornamento: Martedì 14 Gennaio 2020, 09:05
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