Uccisa dal marito dopo 12 denunce: sentenza choc toglie il risarcimento ai figli. «L'avrebbe ammazzata lo stesso»

Uccisa dal marito dopo 12 denunce: sentenza choc toglie il risarcimento ai figli. «L'avrebbe ammazzata lo stesso»

Quelle 12 denunce erano state inutili: Marianna Manduca era stata uccisa dal marito Saverio Nolfo, che dopo violenze e minacce le aveva tolto la vita nel 2007 a Palagonia, in provincia di Catania. 12 anni dopo la sua morte però, una sentenza clamorosa è destinata a far parlare: in primo grado infatti i giudici avevano condannato l'inerzia della Procura, ritenuta responsabile proprio per non aver dato seguito alle 12 denunce di Marianna. Ma in appello la sentenza è stata ribaltata, con tanto di risarcimento annullato ai tre figli minorenni della donna, rimasti orfani.

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Se la Cassazione, a cui i legali ricorreranno, dovesse confermare quanto disposto dai giudici d'appello, gli orfani dovranno restituire tutti i soldi ricevuti: si tratta di 259.200 euro, che nel giugno di due anni fa i giudici di primo grado avevano riconosciuto ai tre figli della donna. Questa nuova sentenza stabilisce in pratica che lo Stato non poteva fare nulla per salvare la vita di Marianna: qualunque cosa avesse fatto la Procura, il marito l’avrebbe ammazzata lo stesso, dunque i figli non devono essere risarciti.



Il Tribunale di Messina aveva nella sentenza di primo grado ritenuto il comportamento gravemente negligente della Procura della Repubblica di Caltagirone, a fronte delle 12 denunce di Marianna, tutte rimaste inascoltate: ma con la sentenza del 4 marzo scorso la Corte di Appello di Messina ha stabilito che l'omicidio era inevitabile, qualunque provvedimento avesse preso la Procura. «Una sentenza inimmaginabilehanno commentato gli avvocati Licia D'Amico e Alfredo Galasso, legali della famiglia Calì -. Marianna Manduca era predestinata ad essere uccisa, essendo del tutto inutili le sue continue e circostanziate invocazioni di aiuto. Non la Corte di Appello di Messina ma la Magistratura nei suoi organi rappresentativi dovrebbe riflettere su questa permanente tendenza all'autoassoluzione comunque e dovunque. Se non ci pensa il Tribunale, provvede la Corte d'Appello»

L'IRA DELLA CARFAGNA Il caso ha scatenato la rabbia di Mara Carfagna, che si dice «incredula e indignata per la sentenza»: «La Corte d'Appello dice quindi agli orfani, e a tutti noi, che quel femminicidio non poteva essere evitato, denunciare i violenti è vano». Il vice presidente della Camera e deputata di Fi giudica «sconvolgente che i giudici abbiano sentenziato, in nome del popolo italiano, che non vi fu negligenza alcuna da parte di chi, preposto a proteggere la vita di noi tutti e a fare giustizia, ha ignorato le fondate e disperate richieste d'aiuto di Marianna Manduca».

«Non è mio costume mancare di rispetto alla magistratura -
sottolinea Mara Carfagna - ma, oggi, non posso astenermi dal dire che questa è l'ennesima beffa verso chi è vittima di violenza eppure trova il coraggio di denunciare, e soprattutto verso i più fragili, i più indifesi: gli orfani che hanno visto la madre uccisa dal padre. Questo è il risultato del messaggio politico che il Governo ha dato negando un fondo adeguato agli orfani di femminicidio, ma anche il segno che, al di là della propaganda, questo Paese rischia di fare retromarcia su diritti fondamentali e acquisiti. Ci auguriamo - conclude Carfagna - che la Cassazione ripristini legalità e giustizia e che, almeno di fronte a questo, il Governo si muova per sostenere le famiglie che accolgono e crescono bambini e ragazzi così orribilmente feriti».

Ultimo aggiornamento: 13:47 © RIPRODUZIONE RISERVATA