L'Italia non è un Paese per mamme in carriera: 1 su 2 resta a casa. Nonni fondamentali, gli asili? Costano troppo
di Michela Poi

Istat, non è un Paese per mamme in carriera: 1 su 2 resta a casa. Nonni fondamentali, gli asili? Costano troppo

Conciliare lavoro e famiglia? Per le donne italiane è sempre un'impresa. Secondo gli ultimi dati Istat, infatti, ad occuparsi della famiglia sono ancora e soprattutto le donne, che in molti casi arrivano a rinunciare al proprio lavoro pur di seguire la crescita dei figli.

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I numeri sono allarmanti: solo il 57% delle madri italiane con bimbi piccoli a carico riesce a mantenere un'occupazione. L'11,1% addirittura vi rinuncia. Una percentuale che, confrontata con la media europea (3,7%), fa riflettere. Al Sud i numeri crescono significativamente: una donna su cinque sceglie di rimanere a casa. Al contrario dei padri, che nell'89,3% dei casi riesce a mantenere il posto di lavoro.

In generale conciliare famiglia e lavoro risulta difficile per più di un terzo degli occupati (35,1%). Ma ancora una volta sono soprattutto le donne ad aver modificato aspetti importanti della propria attività lavorativa per meglio combinarla con le esigenze di cura dei figli: il 38,3% delle madri che lavora ha ammesso di averlo fatto, contro poco più di mezzo milione di padri (11,9%). Dal report emerge che poco meno di un terzo delle famiglie con figli minori fa riferimento ai servizi pubblici o privati (come asili nido, scuole materne, ludoteche, baby-sitter), mentre il 38% conta sull'aiuto di amici e familiari, soprattutto dei nonni (nel 90% dei casi). Tra le madri di figli piccoli che dicono di non utilizzare i servizi, il 15% ne avrebbe bisogno (una quota che sale al 23,2% per chi ha figli fino a 5 anni). Le motivazioni per le quali non si ricorre all'utilizzo dei servizi sono perché troppo costosi (9,6%) oppure assenti o senza posti disponibili (4,4%). Le lavoratrici del Mezzogiorno sono quelle che ricorrono meno ai servizi. Il 31% dei nuclei familiari con figli fino a 14 anni si avvale regolarmente di servizi pubblici o privati: al Nord il 34,5%, al Centro il 33,3% e nel Mezzogiorno il 24,9%.

L'INTERVISTA «Io sono Giorgia, sono una madre». Meloni, leader FdI: «Serve un welfare tutto femminile, altrimenti l'Italia non avrà futuro»

Donna. Madre. E politica. Giorgia Meloni è presidente di Fratelli di Italia e ha una figlia, Ginevra, di tre anni. Durante il governo gialloverde ha presentato una proposta di legge per rendere totalmente gratuiti gli asili nido.
La famiglia è tutta sulle spalle delle donne. Siamo ancora in una società fortemente patriarcale?
«Sì, purtroppo. E dire che basterebbe occuparsi della questione femminile per risolvere il problema del lavoro in Italia. Attualmente il nostro Paese ha un tasso di occupazione del 60% (la media europea è del 70%). L'obiettivo dell'Ue è arrivare al 75%. Una percentuale che si raggiungerebbe senza sforzi semplicemente facendo lavorare le donne».

Perché così tante rimangono a casa?
«Perché non trovano un'occupazione oppure perché non possono permettersi i servizi pubblici in quanto troppo cari. Bisognerebbe agire in entrambi i sensi».
In che modo?
«Rendendo i servizi pubblici essenziali gratuiti. La proposta di FdI è una rivoluzione sul welfare delle famiglie: asili nido gratis, per prima cosa. Poi il congedo parentale retribuito al 100% i primi sei mesi e all'80% i primi sei anni. Infine il reddito di infanzia, un rafforzamento dell'assegno di natalità destinato ai genitori meno ricchi».

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Ma lo Stato dove trova le risorse?
«Per gli asili nido gratuiti basterebbero 2 miliardi di euro, a fronte degli 8 spesi inutilmente per il reddito di cittadinanza».
Le donne sono ancora discriminate nel mercato del lavoro?
«Sì, ancor prima di diventare madri. A parità di condizioni i datori di lavoro preferiscono assumere un uomo».
E lei ha pagato la scelta di diventare madre?
«C'è chi dice che quando mi sono candidata a sindaco, la gente non mi abbia votata perché avevo il pancione. E dire che io sono una privilegiata. Figuriamoci chi non lo è».
A volte però è difficile tenere a bada i propri figli. Qualche tempo fa sua bimba l'ha interrotta nel corso di una trasmissione tv.
«Sì, per chiedermi il suo peluche-scimmia! Lei è una bambina con un gran caratterino, per cui ho preferito accontentarla. Scherzi a parte, è molto dura per me. Sono spesso fuori casa e la competizione con i colleghi uomini è molto forte. E questo provoca un gran senso di colpa».

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Martedì 19 Novembre 2019, 05:01
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