Timbrava il cartellino e tornava ​a casa, il giudice gli dà ragione
di Nicola Munaro

Timbrava il cartellino e tornava ​a casa, il giudice gli dà ragione

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In sintesi, era tutto legittimo. Il suo arrivare a lavoro, timbrare e poi andarsene. Per poi tornare nel tardo pomeriggio, passare di nuovo il cartellino e prendere la via di casa. Così, per la bellezza di quattordici giorni, tra l'agosto e il novembre 2006. In tutto questo, nessuna truffa allo Stato secondo la Corte d'Appello di Venezia, che ieri ha assolto «perché il fatto non sussiste» un addetto al servizio accoglienza del Museo Concordiense di Portrogruaro ribaltando il verdetto del tribunale di Venezia e la condanna a 7 mesi e 10 giorni di cella (più 350 euro di multa) decisa un anno fa. Il motivo? Quel comportamento era stato annunciato in largo anticipo come forma di protesta e la lettera - protocollata e inviata con ogni crisma - aveva dato la possibilità a tutti di organizzarsi per tempo e di lavorare come se lui fosse in ferie.
Giovedì 13 Dicembre 2018 - Ultimo aggiornamento: 16:34
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3 di 3 commenti presenti
2018-12-14 03:24:15
noooo non ci posso credere…...forse c'è bisogno della psichiatria
2018-12-13 13:48:39
ah quindi basta che uno mandi una raccomandata che da domani protesta per qualcosa ed è autorizzato a timbrare ed andarsene? Dipendenti tutti forza così! Il giudice ha dato l'ok!!! tutti a casa! Che pena....
2018-12-13 12:20:10
Viva la giustizia italiana !!!
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