Negramaro, Giuliano Sangiorgi raccontato dalla mamma: "A 8 anni amava la musica e i robot"
di Rosario TORNESELLO

Negramaro, Giuliano Sangiorgi raccontato dalla mamma: "A 8 anni amava la musica e i robot"

LECCE - L’ingresso è un trucco, al civico 20 di una strada nel centro di Copertino. Sembra il portone di una rimessa, ma è l’inizio di un’avventura. Non come il binario 9 3/4 di King’s Cross, con l’Hogwarts Express di Harry Potter, ma insomma. Babbani o meno, si sale nel Mondo Mago.


A sinistra la vecchia custodia di una chitarra. Indizio di un viaggio. Siamo al principio. Mamma Carmelina è in cima alle scale, favorisce in salotto. Le case vissute sono subito accoglienti. In un angolo un presepe di terracotta. Quindici personaggi e un’altezza che è già imponenza. Ma quello principale non c’è. È andato via undici mesi fa. No, non è Giuliano. Il giovanotto riposa dopo una tournée per forza di cose travolgente: 12 serate in 22 giorni, palazzetti strapieni, da Milano a Roma fin giù in Sicilia. No: qui manca il capobranco. Si vede. Si sente. Il rock, volendo, ha sfumature blues. Lentamente digrada. Poi torna. Ha un suono triste, mesto. Poi esplode. Una storia da raccontare è già una da commemorare. «Quante cose in comune, Giuliano e il suo papà Gianfranco, mio marito. La genialità, per esempio». Veniva dalla Sicilia, l’uomo. E ad Acireale il piccolo di casa Sangiorgi e il resto dei Negramaro hanno chiuso il tour 2013. Omaggio al padre, volato via l’11 gennaio. Troppo in fretta, dopo aver smontato il presepe il giorno prima. «Ci ho pensato molto se farlo o non farlo, quest’anno». Mamma Carmelina l’ha fatto. I pastori, la Natività. Meraviglioso.



Genio. E sregolatezza. Più musica e parole. Devono essere nel Dna, in famiglia. «Mio marito mi conquistò così: arrivò nella mia classe di liceo, al Palmieri di Lecce, dalla Sicilia. Mi colpì il suo carattere. Noi terrorizzate dal professore di latino e greco, Erasmo Pallara; lui no». Carmelina abita alle spalle delle Elementari di Copertino. Lì è la maestra Serìo. Qui la mamma di Giuliano. Hanno fatto tutti il Classico, in casa. Una storia comune. Come la musica. Come Giurisprudenza. «Mio marito la frequentò fino a quando non prese posto in Esattoria. Poi è toccato anche agli altri miei figli, i più grandi, Salvatore e Luigi, che ora fanno gli avvocati e hanno sposato due loro colleghe. Così quando è arrivato Giuliano, dopo aver fatto il Classico, al Palmieri, con profitto, beh... anche lui ha scelto Giurisprudenza, a Lecce. Ragioni pratiche: adorava le scienze, la medicina, ma gli avrebbero lasciato poco tempo per la musica. A Legge ha fatto anche 11 o 12 esami. Poi le canzoni l’hanno portato altrove. “Mamma - mi ha detto - abbiamo già quattro avvocati in famiglia. Cinque sarebbero stati troppi”. Dagli torto... Un tipo determinato, Giuliano. Sempre. Noi volevamo per lui il liceo musicale e poi il Conservatorio. La sua risposta fu illuminante: “La musica è passione”. Così andò a studiare altro». Una storia semplice.



Ecco, Giuliano. «Quando i miei ragazzi delle Elementari mi chiedono quale sia il segreto del suo successo, io rispondo: lo studio. Altrimenti, aggiungo, dove andrebbe a pescare quei testi che gli escono così, all’improvviso, di getto? Lo vedi chiudersi in stanza e uscirne poco dopo con un capolavoro. Fa tutto lui. Parole e musica. Poi alcune le dà. A Patty Pravo. A Elisa. A Malika Ayane. Ad Andrea Bocelli. A Celentano, con l’ultima “Io non ricordo”. E a Mina. Quanto lo emoziona, Mina. Lei lo chiama: “Giulia’, mandami du’ scarti...”». La passione per la musica ha echi che non t’aspetti. Vengono su dalla Sicilia. Lentamente. In casa suonano tutti, scrivono tutti. Anche il padre, che ha lasciato - inediti - due romanzi. Anche la madre: aveva sceneggiato un racconto su un presepe fantastico, con i pupi animati come per magia, ma solo di notte. Poi l’ha perso. Poi l’ha ritrovato. In tempo per metterlo in scena a scuola, lo scorso anno, per Natale. L’ultimo passato tutti assieme. Carmelina racconta, si commuove... Trasmette brividi. «Puoi credere o no. Ma è stato tutto così strano che non puoi dirlo casuale. Mio marito che si diverte a vedere i miei alunni recitare quella storia; Giuliano che rinvia un viaggio dopo Capodanno negli Stati Uniti per un problema alla gola. E poi... Poi la morte». Improvvisa. Lacerante. Erano legatissimi. Tutti a tutti. Via le mani dagli occhi.



Giuliano crede. A suo modo, crede. Un rapporto diretto col divino. Niente “intermediari”. «Sa cosa m’ha detto una volta da piccolino? “Mamma, che bella famiglia siamo. Gli altri pensano alle cose materiali, noi pensiamo ai valori”. La lealtà, il rispetto, l’amicizia. Riferimenti sacri». I segni lasciati da bambino punteggiano la casa, richiamano i ricordi. Riportano le emozioni. «Oh, sia chiaro, qualche ciabattata l’ha presa anche lui. Ma da me, non da mio marito – confessa mamma Carmelina –. Il padre era affettuosissimo: sgridati sì, toccati mai. Da giovanotto Giuliano mi faceva disperare per certi tagli di capelli, per quelle telefonate interminabili. Quando nel 2001 vinsero il Tim Tour glielo dissi chiaro e tondo: con tutti i soldi che gli dai, altro che premio: un monumento ti dovrebbero fare... Tutti e tre i fratelli sono cresciuti senza grilli per la testa. D’estate divertitevi, gli dicevamo, ma a scuola studiate. Così è stato. E anche quando Giuliano ha iniziato con i primi concertini, gli abbiamo dato la possibilità la mattina dopo di recuperare, saltando le lezioni. Ancora oggi me lo rinfaccia: “Mamma, neanche il piacere di bigiare la scuola...”». In compenso ha portato a casa buoni voti. Più preziosi dei soldi, a quell’età. L’aneddoto è simpatico: «Chiamarono lui e uno dei suoi gruppi per una festa privata. Tornò che lo avevano pagato. Era la prima volta: non gli era mai successo, non vi dico la gioia. In tasca 150mila lire. Glieli feci riportare indietro. Tutti, subito, di corsa. Non ne hai bisogno, gli dissi. E lui ubbidì». S’è rifatto con gli interessi. Voglio molto di più.



Un mattacchione. Ci ha preso gusto con le imitazioni. Il Molleggiato, Vasco Rossi... Senza saperlo tracciava percorsi, segnava mete. E aveva ancora i calzoni corti. Nelle trasferte in Sicilia per le vacanze di famiglia l’auto diventava Canzonissima e Musichiere tutto assieme. Aveva talento, il ragazzo. Da subito: con gli elastici di cancelleria riparò una vecchia chitarra rotta. «Lo sentimmo strimpellare in cameretta, avrà avuto 8 anni. Aveva rifatto una canzone dei Deep Purple, eco dei gruppi inglesi che ascoltava il fratello. Incredibile». E poi la pianola Bontempi, un must per la generazione. Invitava gli amichetti a suonare e batteva il tempo scalciando sulla base. Cantante lo diventò più tardi: il gruppo rimase senza la voce; Ermanno Carlà, ancora oggi con lui nei Negramaro, glielo disse in modo ultimativo: queste canzoni te le scrivi e te le suoni? bene, ora te le canti pure. Il primo provino fu registrato a Brindisi. Il primo contratto con la Sugar fu firmato a Milano. Era il 2003: a Caterina Caselli arrivò un loro demo. Ne fu entusiasta. Li invitò su. Gli chiese di cantare così, su due piedi. “Mamma, avrei suonato puru cu li tanzini”, ricorda lui, con i piatti, con i coperchi. Non ci fu bisogno di immolarsi oltre. Il contratto fu loro. Es-senza.



«Noi sapevamo qual era il valore di Giuliano, ma abbiamo evitato sempre inutili aspettative». Maestra Carmelina deve essere una che se ne intende: quasi litigò con i propri amici quando si trattò di riconoscere arte e spessore di Lucio Battisti, agli esordi. Poi, ed era il 2005, s’è ritrovata il cucciolo di casa ad aprire Sanremo con “Un’avventura”. Lacrime. Non le prime, non le ultime. «L’anno prima, ad esempio, “Come sempre” era diventata jingle nello spot dei 50 anni Rai. Eravamo in casa, il primo gennaio. Anche lui. La sentimmo all’improvviso in tv. Il finimondo. E quante altre. Un giorno, io e lui in auto e “Cade la pioggia” alla radio. Ci ritrovammo a piangere, ognuno dal suo lato. E poi...». Poi l’estate 2009. Erano al mare, tra Sant’Isidoro e Porto Cesareo. La famiglia Sangiorgi lì ha la casa estiva; anche Giuliano ne ha comprata una (e ora anche Giorgio Panariello, più volte ospite prima di cadere nella malìa salentina). «Tutti a dormire, tranne io e mio figlio. Gli parlai della luna, della missione americana di 50 anni prima, dei sogni di un’epoca... La mattina dopo se ne venne con Apollo 11: “Hai visto mai che un piede poi basti a cambiare la vita se solo toccherà la luna, dice mia madre ed è una bambina di 14 anni”». Irraggiungibile.

Una volta, però, l’ha fatta piangere di dolore. Benedetto figlio. L’accompagnò in auto per una visita, lei scese ma il soprabito le rimase impigliato nella portiera. Lui non se ne accorse: la ripartenza innescò l’effetto trottola con ruzzolata a terra. Un’altra volta, invece, di risate. Dovevano andare a Lecce, dalla nipotina. Papà Gianfranco già non c’era più. Al volante Giuliano; accanto la madre; dietro la governante, Anna. Dolore ancora troppo forte. Silenzi. Squilla il telefono e lui: “Anna, perché mi stai chiamando?”. Ma Anna non c’era. O meglio, non era lì: l’avevano dimenticata in strada, a Copertino. Perciò chiamava. La distrazione.



Nella stanza di Giuliano, accanto al salotto, c’è la sintesi di una vita. Valigie sparse reduci dai viaggi continui. Sulla mensola, a sinistra, i suoi robot. Mazinga, Goldrake, Actarus, eroi nei sogni di bambino. Tutti lì. «Impazziva per loro. Ne era così affascinato che già all’asilo ideava modelli, disegnava prototipi. E firmava i suoi progetti: “Atbea”. Non abbiamo mai capito il perché di quella sigla». Giuliano è a Roma. Lì vive anche la sua fidanzata (la privacy è privacy: basti sapere che è di San Donato, è laureata in Scienze della comunicazione, fa la sceneggiatrice e ha già lavorato con Francesco Piccolo. Stop. «A Giuliano interessa la testa delle persone - assicura la mamma -. Niente bellezze effimere, nessuna attricetta»). A ottobre uscirà il nuovo album. E, prima, una sorpresa. «Anzi, una sorpresona». Inutile insistere. Donna Carmelina diventa una sfinge. Addossato a una parete un pianoforte. «È scassato, ma non ci penso proprio a rimuoverlo». Solo a guardarlo senti la musica. Proprio un Mondo Mago avere la colonna sonora della propria vita che ti nasce e cresce in casa. «Un giorno ci chiama e ci fa sentire una canzone al telefono. L’aveva composta per noi, per il nostro anniversario di nozze». Oggi, 15 dicembre, Carmelina e Gianfranco avrebbero festeggiato 40 anni di matrimonio. Ogni mio istante. Solo per te.
 
Mercoledì 24 Febbraio 2016 - Ultimo aggiornamento: 21:45
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