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'Sicilian Ghost Story', Grassadonia e Piazza portano gli orrori della mafia a Cannes

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'Sicilian Ghost Story', Grassadonia e Piazza portano gli orrori della mafia a Cannes

Venerdì 19 Maggio 2017, 08:39

di Michela Greco
«I film di mafia sono ormai diventati un genere di intrattenimento che ha poco a che fare con il risveglio delle coscienze. C’è stato un appiattimento delle storie, che sono diventate interscambiabili, mentre la straordinarietà di certi percorsi professionali antimafia è stata annacquata dalle fiction di maniera». Partendo da questa precisa constatazione Fabio Grassadonia e Antonio Piazza hanno affrontato il racconto di Sicilian Ghost Story, che strappa dall’oblio la vicenda di Giuseppe Di Matteo, ragazzino dodicenne sequestrato nel novembre 1993 e rimasto 779 giorni in mano ai rapitori, poi strangolato e dissolto nell’acido l’11 gennaio 1996.  Dopo l’exploit con Salvo, i due registi tornano alla Semaine de la Critique con l’onore dell’apertura (per la prima volta affidata a un film italiano), rielaborando una pagina agghiacciante di cronaca attraverso la lente del fantasy, dell’atmosfera magica che si crea tra laghi e boschi e soprattutto dell’amore che lega la piccola Luna (Julia Jedlikowska) al giovane che sarà sequestrato (Gaetano Fernandez). «La vicenda di Giuseppe Di Matteo - hanno spiegato i registi a Cannes - chiude un’epoca di efferatezze di rara atrocità compiute dalla mafia negli anni 80 e 90 e la sublima. Dopo quegli eventi entrambi decidemmo di lasciare la Sicilia, ora abbiamo sentito che dovevamo assumerci la responsabilità di raccontare quella storia facendo collidere, senza tradirlo, il piano di realtà con il piano fantastico, per dare redenzione almeno alla vittima».  Liberamente ispirato al racconto Un cavaliere bianco di Marco Mancassola, Sicilian Ghost Story - nei cinema italiani da ieri - dipinge un mondo sospeso e onirico, in cui gli adulti si chiudono in un silenzio e in un’indifferenza che solo l’amore puro di una bambina come Luna può incrinare. «Trasformare questa vicenda in una storia d’amore - ribadiscono Grassadonia e Piazza - per noi è un atto politico, una provocazione, con cui mostriamo anche come in quegli anni, in Sicilia, fossimo indotti a fingere di vivere in città come le altre, ma si contavano i morti ogni mattina». Altra italiana protagonista ieri sulla Croisette, la madrina Monica Bellucci, che tra qualche giorno si vedrà anche nell’attesissimo nuovo Twin Peaks: «Lynch mi ha chiamata per propormi una cosa senza specificarmi di più - ha spiegato - È uno di quei registi cui non puoi dire di no perché ami il cinema e io sono una di quelle attrici per le quali un attimo o 4 ore di film sono la stessa cosa».

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