Totò, svelata la musa misteriosa della poesia ‘A livella

Totò, svelata la musa misteriosa
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Un Totò inedito e misterioso quello raccontato ieri sera sull’emittente campana TvLuna. In onda l’aneddoto - scoop sulla vera origine di ‘A livella che poi è stata la poesia più celebre Antonio Clemente poi de’ Curtis e infine Totò, una vera e propria ode alla Signora con la falce che, in una sorta di contrappasso, restituisce all’uomo pari giustizia e dignità.





La storia ha origine nella cripta delle catacombe di San Gaudioso nella basilica di Santa Maria della Sanità, nell’omonimo quartiere che ha dato i natali al Principe della risata. Al suo interno sono conservati affreschi risalenti al 1600 e che nell’immaginario di Totò bambino devono essere rimasti così impressi da divenire in generale fonte di ispirazione nel suo futuro di artista e in particolare alla stesura di “A Livella”.





Totò conosceva bene quei luoghi perché si trovavano in una parte della chiesa dove ogni giorno serviva messa. Davanti a Totò chierichetto si stagliava il dipinto della “morte” raffigurata come uno scheletro altissimo (così almeno appariva ai suoi occhi) con la clessidra, lo scettro e un libro.

 
 


Totò ne era terrorizzato e allo stesso tempo affascinato. Non solo. La cripta accoglieva i corpi dei notabili dell’epoca. Una consuetudine tutt’altro che rara nel ‘600. Così quell’affresco faceva da “apripista” a una galleria di personaggi macabri (battezzata per l’appunto  “galleria degli scheletri”) il cui corpo appariva dipinto, ma il teschio, ritenuto custode dell’anima, autentico.





Sul lato sinistro sono raffigurati gli uomini, su quello destro le donne: ciascuno con le sue caratteristiche, chi con l’armatura, chi con le vesti ricamate. Autore degli affreschi un tal Giovanni Balducci artista tanto abile quanto squattrinato e di umili origini che, in cambio della sua arte, chiese alle famiglie nobiliari di poter anch’egli far parte della galleria. Balducci fu accontentato. Ma chiaramente il suo ritratto scheletrito non appare diverso dagli altri se non per gli accessori che lo accompagnano, la tavolozza e i pennelli.  In questa sequenza di nobili e povero è racchiusa l’essenza della vita e della morte che livella tutti appunto. Una fondamentale lezione di vita per Totò bambino che usò spesso l’altare come palcoscenico e le scene di vita quotidiana come paradigma della sua arte.
Venerdì 14 Aprile 2017 - Ultimo aggiornamento: 17:37
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