Legge elettorale, sì al sistema tedesco. Renzi: "Inamovibile la soglia del 5%"
di Alessandra Severini

Legge elettorale, sì al sistema tedesco. Renzi: "Inamovibile la soglia del 5%"

L'accordo è ampio, i tempi possono essere brevi. Matteo Renzi spinge l'acceleratore e incurante delle proteste degli alleati di governo, guarda dritto al traguardo della legge elettorale. Un sistema alla tedesca, di tipo proporzionale, con un'alta soglia di sbarramento al 5%, nessun premio di governabilità e nomi dei candidati sulla scheda. «Io non sono impaziente, il voto però non è una minaccia ma democrazia» dice durante la direzione del Pd chiamato a ratificare il patto a tre con Fi e M5S. L'obiettivo è arrivare a «chiudere la riforma elettorale entro il 7 luglio». Il segretario dem non ha intenzione di cedere ai ricatti dei piccoli partiti, tanto da sottolineare che la «soglia al 5% è un elemento inamovibile del sistema tedesco» e l'altro elemento cardine «è che la scheda deve avere i nomi». Ma proprio l'alta soglia ha raggelato i rapporti con l'alleato Alfano che avverte: «L'impazienza del Pd di portare l'Italia al voto tre o quattro mesi prima in piena legge di stabilità costerà miliardi all'Italia».

In verità, anche nel Pd c'è chi non vede di buon occhio il sistema proporzionale. Trentuno senatori vicini al ministro Orlando hanno firmato un documento in cui bocciano sia le elezioni in autunno che il modello tedesco. E propongono una consultazione fra gli iscritti prima di prendere una decisione definitiva sulla riforma elettorale. Orlando avvisa che «puntare ad elezioni in autunno rischiando l'esercizio provvisorio di bilancio significherebbe assumersi la responsabilità di un salto nel buio». Proprio l'eventuale sovrapposizione fra elezioni e approvazione della legge di bilancio rappresenta uno dei maggiori ostacoli al voto anticipato.

Anche il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan non nasconde le sue preoccupazioni sulla manovra da scrivere «sotto ciclo elettorale». Il premier Gentiloni cerca di tenersi lontano dalle polemiche anche se appare infastidito dalle voci di voto anticipato. «Anche se ci auguriamo un'intesa sulla legge elettorale, il governo è nella pienezza di poteri e manterrà i suoi impegni». Dal Quirinale non filtra alcun commento. Il presidente Sergio Mattarella certamente preferirebbe evitare elezioni anticipate ma se la legge elettorale viene votata da un'ampia maggioranza tutti chiederanno il voto e il Colle non farà barricate. Solo a quel punto però si parlerà di date. Renzi vorrebbe le urne aperte già in settembre (10, 17 o 24) ma sono verosimili tempi più lunghi che vanno fino alla fine di ottobre. A chiedere di andare al voto il prima possibile saranno di sicuro i 5 stelle, convinti di poter arrivare a Palazzo Chigi. Un ottimismo confermato dalle parole sussurrate da Luigi Di Maio alla sindaca di Roma Virginia Raggi e rubate' da un fuori onda: «Finalmente li mandiamo a casa».
Mercoledì 31 Maggio 2017 - Ultimo aggiornamento: 09:08
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