Legge elettorale, ira di Napolitano: "I leader di partito pensano solo ai loro interessi"
di Alessandra Severini

Legge elettorale, ira di Napolitano: "I leader di partito pensano solo ai loro interessi"

«I quattro leader di partito agiscono solo calcolando le proprie convenienze». Non va tanto per il sottile Giorgio Napolitano che si scaglia contro il patto a quattro sulla legge elettorale. Un accordo che l’ex capo dello Stato stronca senza mezzi termini, dicendosi totalmente contrario al voto anticipato che definisce «paradossale», tanto più se frutto di un’intesa «extra-costituzionale» legata alla legge elettorale.

Come già altre voci autorevoli prima di lui, anche Napolitano teme che andare alle urne nel periodo in cui deve essere approvata la legge di bilancio possa alimentare “instabilità” e minare la credibilità del paese. Ma Napolitano boccia anche il sistema elettorale partorito dall’accordo Pd, FI, M5s e Lega, perchè «rende più difficile la governabilità». Intanto il testo della legge elettorale è approdato in aula a Montecitorio. Ma nel primo giorno di discussione generale solo qualche decina di deputati su 630 hanno ritenuto utile presentarsi nell’emiciclo, che appariva così deserto da far pensare ad un giorno di festa. In attesa del voto sugli emendamenti, che comincerà oggi, non si placano le polemiche. Per il leader di Ap, Alfano, il testo contiene «palesi ragioni di incostituzionalità», anche perché usa i collegi del Mattarellum, disegnati 25 anni fa, nel 1993.

Bersani si dice «pronto a raccogliere le firme in spiaggia contro l’anticipo del voto». I piccoli partiti non smettono di sperare. Complici le incognite del voto segreto, puntano a far saltare la legge e bloccare il ritorno alle urne. Renzi prova a lanciare messaggi concilianti, assicurando che «nessuno ha fretta di andare ad elezioni». Purché, aggiunge, si continui ad “abbassare le tasse con una legge di bilancio che abbia la forza di quella del 2016”. Nei prossimi giorni si vedrà se l’intesa a quattro reggerà. Il Pd non si fida del tutto del Movimento 5 stelle e teme che dietro i 15 emendamenti presentati dai pentastellati si celi la voglia di mettere in discussione qualche punto dell’accordo. Che a quel punto, avvertono i dem, «potrebbe saltare».
Mercoledì 7 Giugno 2017 - Ultimo aggiornamento: 09:08
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