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Figli che uccidono i genitori: da Maso a Erika, i precedenti italiani

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Figli che uccidono i genitori: da Maso a Erika, i precedenti italiani
Da sinistra: Erika De Nardo, Pietro Maso, Giovanni Rozzi, Igor Diana e Ferdinando Carretta

Mercoledì 11 Gennaio 2017, 15:37

L'omicidio della coppia di ristoratori nel ferrarese, per cui sarebbero stati fermati il figlio 16enne e un amico, fa tornare alla mente una lunga serie di tragedie avvenute in ambito familiare. Fatti di sangue che hanno scosso l'opinione pubblica dove le vittime sono padri e madri uccisi dai loro figli. Ecco alcuni dei precedenti più eclatanti:  - 13 novembre 1975: le 'belve di Vercelli' sconvolgono l'Italia del boom economico. Nella notte Doretta Graneris, appena 18enne, e il fidanzato Guido Badini, di 21, uccidono a colpi di pistola tutta la famiglia di lei mentre le vittime sono a cena: a terra restano Italia Zambon (41 anni), Sergio Graneris (45 anni), Romolo Zambon (79 anni), Margherita Baucero (76 anni) e Paolo Graneris (13 anni), rispettivamente madre, padre, nonni materni e fratello della Graneris. La vicenda diventa un caso mediatico e lascia gli italiani attoniti.  - 4 agosto 1989: Nella sua casa di Parma, in via Rimini 8, Ferdinando Carretta uccide a colpi di pistola il padre Giuseppe, contabile, la madre Marta, casalinga, e il fratello Nicola. Il caso diventerà negli anni successivi uno dei più clamorosi delitti avvenuti in ambito familiare. Carretta infatti, confessò gli omicidi 9 anni dopo durante un'intervista a Giuseppe Rinaldi per la trasmissione 'Chi l'ha visto'. Carretta oggi ha 52 anni e il 9 maggio 2015 è tornato in libertà e vive a Forlì.  - 17 aprile 1991: Aiutato da tre amici, nella sua casa di Montecchia di Crosara, nel Veronese, Pietro Maso, uccide entrambi i suoi genitori, Antonio Maso e Mariarosa Tessari, con l'obiettivo di intascare subito la sua parte di eredità. Viene però arrestato due giorni dopo e condannato a trent'anni di carcere, con il riconoscimento della seminfermità mentale al momento del fatto. Ne trascorre 22 in cella, e dopo un periodo di libertà, è ricoverato in clinica psichiatrica dal marzo 2016. Tempo prima era stato denunciato dalle sorelle, poi messe sotto scorta per le minacce ricevute.  - 26 dicembre 1992: a Cerveteri Giovanni Rozzi, 25 anni, insieme ad un amico uccide padre e madre. Il movente, ancora una volta, è il denaro, che serviva al compagno per comprare droga.  - 11 febbraio 2001: il 23enne Paolo Pasimeni uccide il padre, il professor Luigi Pasimeni, 60 anni, ordinario di Chimica all’Università di Padova dove studia anche il figlio. L'uomo aveva scoperto che Paolo aveva falsificato i verbali di alcuni esami. Al termine di un litigio scoppiato fra i due, il figlio uccide il padre a botte e gli dà fuoco  - 22 febbraio 2001: a Novi Ligure, Erika De Nardo (16 anni) e il fidanzato Omar (17 anni), uccidono la madre con più di 50 coltellate e il fratellino di lei, di appena 11 anni. I due fidanzatini tentano da subito di sviare le indagini parlando di una rapina finita in tragedia compiuta da alcuni albanesi ma la ferocia del delitto non convince gli investigatori. I due, lasciati soli nella sala per gli interrogatori, confessano indirettamente il duplice omicidio.  - 18 ottobre 2005: A Roma, in Via Turati, nei pressi della stazione Termini, il 15enne Federico Gavuzzo uccide a colpi di pistola i genitori Enrico e Sibille Nerger. L'uomo quando è ancora in fin di vita riesce a chiamare il 118 e a dare l'allarme. Intervengono le forze dell'ordine che dopo diverso tempo riescono a convincere il ragazzo, che si era barricato sul terrazzo, ad arrendersi e a consegnare la pistola.  - 8 maggio 2015: Igor Diana, 28enne di origini russe, forse sotto l'effetto di alcol e stupefacenti, massacrato di botte e finisce a coltellate i genitori adottivi Giuseppe Diana di 68 anni e Luciana Corgiolu di 62 nella loro casa di Settimo San Pietro, nel cagliaritano. Poi per due giorni rimane in casa, con i due cadaveri, a consumare alcol e droga. L'11 maggio un parente scopre il delitto. Il ragazzo si è suicidato lo scorso 5 dicembre nel carcere di Uta, dov'era detenuto.

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