Seguici su Facebook Seguici su Facebook     Lunedì 8 Febbraio 2016 | | Oroscopo |
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Chiara, segregata in casa per 8 anni.
La mamma è già fuori dal carcere

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Ciara, la giovane donna segregata in casa dalla madre

NAPOLI - Chiara, la donna di 36 anni segregata dalla madre per almeno otto anni in un'abitazione del quartiere Vomero di Napoli, trasformata in una discarica, e «liberata» dai poliziotti a Napoli, aveva a disposizione solo l'energia elettrica: niente acqua e niente gas. Ha conseguito il diploma e risulta anche iscritta all'università.  MADRE HA OTTENUTO GLI ARRESTI DOMICILIARI Ha ottenuto gli arresti domiciliari Rosa S., l'insegnante 69enne in pensione che da circa otto anni teneva segregata in un'abitazione del quartiere Vomero a Napoli la figlia 36enne Chiara. Lo ha stabilito il gip al termine dell'interrogatorio di garanzia conclusosi poco fa nel carcere di Pozzuoli (Napoli) dove la donna era stata portata dalla polizia venerdì scorso quando gli agenti fecero irruzione nell'appartamento trovando Chiara in mezzo a cumuli di rifiuti.  La stanza lager:    Gli agenti del commissariato Arenella, guidato dal vice questore Eugenio Marinelli, dopo averla liberata l'hanno affidata al 118 che l'ha prima condotta nell'ospedale Cardarelli e poi nel San Giovanni Bosco dove si trova tuttora in cura.  Oltre ad arrestare la madre, i poliziotti hanno denunciato per favoreggiamento tre persone: si tratta del portiere dello stabile, dell'amministratore, e della zia della giovane, sorella dell' insegnante in pensione finita nel carcere femminile di Pozzuoli (Napoli) con le accuse di sequestro di persona aggravato e continuato, lesioni personali e maltrattamenti in famiglia.  La madre 69enne di Chiara viveva con la sorella da circa 12 anni, in via Omodeo, strada non molto distante da via Caldieri. Secondo quanto si è appreso, non aveva mai voluto accettare la figlia. I medici del San Giovanni Bosco dovranno ora accertare lo stato di salute, soprattutto psicologico di Chiara. Dagli atti non emergono forme di minorazione mentale che, però, potrebbero essere state nascoste. Ai sanitari è anche affidato il compito di accertare se le siano stati somministrati calmanti, per tenerla sotto controllo. La polizia, infatti, non riesce ancora a spiegarsi come mai non si sia mai ribellata alle violenze della madre. Gli investigatori del commissariato Arenella stanno ascoltando anche altre persone. Tra queste figura il fratello di Chiara, che vive fuori regione. Il padre, invece, è morto tempo fa.  «È una vicenda che ha dell'incredibile: mi chiedo come abbiamo fatto, tutti noi, a non accorgerci di questa terribile vicenda. Mi sento in colpa». A
parlare è l'inquilina del secondo piano del palazzo di via Caldieri 141 dove ieri la polizia ha trovato e
liberato Chiara.  «Le conosco da 13 anni - spiega la donna - sia la giovane sia la madre. Mi ricordo di averle incontrate entrambe in una riunione di condominio, molto tempo fa. Chiara mi sembrò un pò nervosetta, con dei problemi. Per discrezione non domandai nulla alla signora. Io e mio marito le sentivamo spesso litigare, talvolta furiosamente. Poi niente più, nessun segnale da quell'appartamento».  «Tempo fa, non avendo avuto più sue notizie e non sentendola più, - conclude la donna - chiesi di Chiara alla madre: mi disse che stava studiando, all'università, e che non dormiva più a casa. Ogni tanto, la incontravo nell'androne del palazzo, con le buste della spesa in mano, un cenno di saluto, buon giorno, buona sera, e null'altro».


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