Sofia, il papà: "Ci si sente impotenti". Il dolore delle maestre, tra silenzio e lacrime

Sofia, il papà: "Ci si sente impotenti". Il dolore delle maestre, tra silenzio e lacrime

«Siamo troppo scossi». Sono le uniche parole che dicono le maestre dell'asilo frequentato da Sofia a Trento. Le pronunciano con le lacrime agli occhi, spiegando che la bambina di 4 anni morta per malaria arrivava tutti i giorni con la mamma. Nel quartiere la famiglia non frequentava bar e ristoranti, tranne un negozio di pizza da asporto, dove il papà si recava ogni tanto per prendere delle pizze.




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I genitori della bimba, Marco e Francesca, lavoravano in Trentino con un'attività privata, insieme al nonno materno, Rodolfo. Hanno chiesto nei giorni scorsi rispetto per il loro dolore, sia attraverso un post di lui su un social network, sia attraverso le parole del nonno.

IL PAPÀ DI SOFIA: "CI SI SENTE IMPOTENTI" "Impotenti, così ci si sente nell'affrontare una malattia infida e aggressiva come la malaria, nonostante la cordialità e l'impegno costante di medici e infermieri. Impotenti, così ci si sente quando i media ti assediano senza rispettare il tuo dolore". Lo ha scritto in un post su Facebook Marco, il papà della bambina di 4 anni morta per malaria il 4 settembre a Brescia, dopo i ricoveri a Portogruaro (Venezia) e a Trento. "Impotenti, così ci si sente - prosegue l'uomo nel post - nell'apprendere dai giornali che il corpo di tua figlia è sotto sequestro prima e che verrà sottoposto ad autopsia poi, senza essere stati minimamente informati, neanche si trattasse dei beni di un malavitoso. Purtroppo ammalarsi in Italia non è una sfortuna, ma una colpa". Il post è stato condiviso decine di volte, tanti i commenti di cordoglio.
Venerdì 8 Settembre 2017 - Ultimo aggiornamento: 13:27
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