Monster Boats, così le navi-fortezza galleggianti sterminano tonni, delfini e tartarughe

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di Remo Sabatini
Le chiamano Monster Boats (navi mostruose) e sono tra le maggiori responsabili (insieme al riscaldamento globale e all'inquinamento) dello svuotamento di mari e oceani di tutto il pianeta. Enormi, vere e proprie città galleggianti, setacciano le acque in cerca di pesce, armate di mega reti e di tutte le attrezzature più moderne e tecnologiche che localizzano i banchi anche nelle condizioni di mare più estreme, anche di notte. Così, una volta individuate le prede, argani giganteschi e decine e decine di uomini iniziano un lavoro che terminerà soltanto quando anche l'ultimo guizzo argenteo sarà al sicuro, in coperta e poi dentro quelle celle frigorifere alte come un condomino di tre piani.
Inutile sottolineare che, tra quelle maglie fitte e indistruttibili, finisca di tutto. Tartarughe, squali, delfini e qualsiasi altro pesce o mammifero marino che abbia la sventura di trovarsi nel posto sbagliato al momento "giusto". Reti enormi che circondano aree grandi come borghi cittadini che, spesso, rappresentano l'intera catena alimentare, eccezion fatta per il minuto plancton.

La preda più ricercata? Il tonno. Per trovarlo, le Monster Boats, navigano per migliaia di miglia, perlustrando in lungo e in largo gli oceani e i mari, seguendo quelle stesse  rotte che, da milioni di anni, i tonni percorrono per accoppiarsi, nutrirsi, riprodursi. A differenza delle "romantiche" tonnare, come quella di Favignana, ormai in disarmo dal 2007, e che teneva in conto la salvaguardia delle prede lasciandogli la possibilità di riproduzione e crescita futura, le mega navi non fanno sconti. Tanto che, ognuna di loro, può catturare oltre 2mila tonnellate di pesce in una sola volta. 
Così, se il tonno rosso del Mediterraneo è pressoché scomparso e se le specie ittiche a disposizione negli oceani è soggetta allo sfruttamento eccessivo per oltre il 90 per cento, non c'è bisogno di un matematico per fare due conti e tornare a scoprire l'amara realtà che sta disegnando un nuovo ecosistema dove pesci e fauna marina, sempre più rari gli uni, in estrema difficoltà l'altra, saranno presto sostituiti da variopinte forme multicolori e di tutte le pezzature. Peccato siano di plastica.
Lunedì 18 Dicembre 2017 - Ultimo aggiornamento: 17:17
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