Radicchio di Chioggia principe rosso a tavola
di Gigi Padovani

Radicchio di Chioggia principe rosso a tavola

Il seme è autoctono ed è stato custodito e tramandato dagli ortolani che lo coltivano lunga la costa dell’Adriatico, vicino al Parco Biosfera del Delta del Po, nelle province di Venezia, Padova e Rovigo. Dal punto di vista botanico è una semplice cicoria, ma in cucina quella palla rossa e croccante è un protagonista di tanti piatti, dall’antipasto al dessert. Sta incominciando il periodo della raccolta del tardivo autunnale-invernale, tra Chioggia, Rosolina, Porto Viro e Ariano Polesine. È il radicchio di Chioggia, tutelato dalla Igp e protetto dal Consorzio di Tutela (info www.radicchiodichioggiaigp.it), da non confondere con quello di Treviso, allungato. Sul campo vien pagato dai 50 ai 60 centesimi al chilogrammo (con prezzi a salire fino a Natale), mentre nei supermercati oscilla tra i due e i tre euro.

Quanto al modo di riconoscerlo, controllate se c’è il marchio del consorzio: deve avere un cespo tondeggiante e compatto, con foglie dal colore rosso più o meno intenso con nervature secondarie bianche. La radice è incisa sotto il colletto. Però la concorrenza dei “falsi” radicchi è ormai incalzante. Così le istituzioni locali si stanno impegnando, insieme con il Parco del Delta del Po, a difenderne la tipicità, come ci dice il vicesindaco di Rosolina, centro in provincia di Rovigo dove si trova anche il Giardino Botanico Litoraneo di Porto Caleri. Spiega Grossato: «La crisi economica qui ha inciso di meno, per fortuna, grazie al lavoro di tante piccole aziende, che operano negli orti di terra e di mare caratteristici di queste coste venete, dove la natura detta ancora i suoi ritmi». Se si visita i magazzino dei Fratelli Frasson, si scoprono tanti ortaggi, anche rari, destinati ai mercati di tutta Italia ed Europa, come la zucca barucca dalla pasta gialla o l’asparago bianco.

Sul campo però non sempre le cose vanno bene, come ci racconta Lorenzo Manfrin, che coltiva con la famiglia venti ettari misti ad orticoltura: carote, radicchio, verze, porri, aglio. «A volte dobbiamo buttare alcuni nostri prodotti, ma non il radicchio – dice Manfrin – perché sul mercato il prezzo è troppo basso e non conviene raccoglierlo. È successo per le carote». E il principe rosso della tavola? «Va bene, adesso, ma state attenti alle imitazioni. Volete un consiglio per mangiarlo in insalata e togliere quella punta amarognola? Mettetelo in acqua calda per un po’, quindi lavatelo subito in acqua fredda. Il gusto migliora». Provare per credere, è vero.







 
Lunedì 6 Novembre 2017 - Ultimo aggiornamento: 23:30
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